“Sulle Rotte del Rave” torna in pista dopo 24 anni

C’è un libro che vent’anni fa ha fotografato la nascita di un mondo, e oggi torna in libreria come se l’inchiostro fosse ancora fresco. “Sulle Rotte del Rave” di Pierfrancesco Pacoda riappare per Wudz, 256 pagine, 18 euro, con la prefazione di Vanni Santoni e la postfazione di Pier Luigi Sacco. E la sensazione, aprendo le prime pagine, è quella di un déjà-vu: sembra scritto ieri.

Il viaggio di Pacoda parte da Ibiza e arriva a Goa, passa per il carnevale di Portobello Road e sbarca nei club storici di Chicago, patria della house. Ma il vero protagonista non è un luogo: è la pista da ballo, trasformata in laboratorio sonoro, crocevia di culture, motore di cambiamento sociale. Un “oceano di suono” fatto di dj visionari e di un popolo senza bandiere, capace di riscrivere moda e stili di vita ben oltre l’orario di chiusura del club.

“L’idea di riportarlo in libreria nasce dal grande ritorno di interesse verso i rave”, racconta Pacoda. Il libro, uscito nel 2002, raccontava come l’elettronica avesse ridisegnato la geografia delle culture giovanili, portando la scena in territori inattesi come Ungheria, Austria, Sud America. Un capitolo resta scolpito nella memoria: quello dedicato al rave organizzato dai Desert Storm nella Bosnia sotto assedio, dove la musica elettronica ha dimostrato di saper essere, anche in guerra, un rifugio di gioia.

Pacoda non voleva teorizzare, voleva raccontare quello che aveva visto: “C’è sempre una via di fuga dagli algoritmi, nei piccoli club come nei festival: penso a Festivalle ad Agrigento, a Jazz:Re:Found nel Monferrato, al We Out Here in Inghilterra”. Posti dove scoprire ancora nomi nuovi.

Nella postfazione, Sacco osserva come Detroit sognasse di fuggire nel futuro attraverso la tecnologia, mentre Berlino ne avrebbe poi ricostruito il suono tra le proprie rovine. Santoni ricorda invece che la Londra che ha conosciuto non esiste più, ma il libro sì: intatto, urgente, ancora vivo.