Detroit, la techno resiste

Immagine Source: Visit Detroit PC: RioViisuals

Brett McWethy racconta Movement Music Festival, musica elettronica e un turismo in volo senza overtourism.
La culla della techno batte ancora forte, e a confermarlo è Brett McWethy, Senior Director, Communications di Visit Detroit, che abbiamo interpellato sul presente di questo suono e della città che lo ha generato. Secondo McWethy, il genere resta una parte importante dell’identità culturale locale e della sua influenza globale: un’eredità ancora percepibile oggi, che salda la Motor City alle comunità elettroniche di Parigi, Berlino e di molte altre piazze nel mondo. Il motore di questa vitalità ha un nome preciso, il Movement Music Festival, appuntamento fisso del weekend del Memorial Day.

Per McWethy dimostra come l’intera metropoli sappia trasformare il proprio patrimonio in una potente risorsa turistica: prende uno dei contributi culturali più distintivi del posto e lo rende un richiamo planetario, portando appassionati da ogni angolo della Terra e generando opportunità di business per hotel, ristoranti, attività commerciali e altre realtà legate all’accoglienza. Non a caso parla di molto più di una rassegna: una celebrazione globale del lascito sonoro locale, un pellegrinaggio annuale dei fan dell’elettronica verso il luogo in cui tutto è cominciato, per scoprire gli artisti e la cultura che ne fanno un riferimento assoluto.

Anche le ore piccole si stanno evolvendo. La vita notturna, spiega il portavoce, diventa sempre più sfaccettata, proprio come il suo scenario urbano: radicata nella musica, ma arricchita da un’ottima offerta gastronomica, da sport, intrattenimento ed eventi dal vivo che regalano ai viaggiatori un motivo in più per scoprire il centro dopo il tramonto. Sul fronte dei flussi il quadro è incoraggiante: la crescita è accelerata, ma senza alcun fenomeno di overtourism, anzi con un enorme margine di espansione come meta internazionale.

I suoni elettronici sono già un tassello importante dell’immagine turistica, ma le occasioni per allargare quel pubblico restano significative. Il punto, sottolinea McWethy, non è attirare gente per una singola serata: è usare il beat come porta d’ingresso a un’esperienza più ampia, fatta di cucina, quartieri, architettura, sport, cultura e riverfront. E allora, come si vive un weekend di 48 ore? Il primo giorno si parte a piedi nel cuore del centro, dove edifici Art Déco, grattacieli storici e spazi contemporanei raccontano le fasi dell’evoluzione cittadina. Tappa obbligata il Guardian Building, celebre per interni elaborati, mosaici e piastrelle colorate; poi il Penobscot Building e il Fisher Building, firmato dallo studio Albert Kahn Associates e completato nel 1928.

L’estro creativo si ritrova nel Detroit Institute of Arts, nelle gallerie contemporanee e nella coloratissima street art. Si prosegue al Ford Piquette Avenue Plant Museum, storica fabbrica culla della Model T, dove furono assemblati i primi 12.000 esemplari. A pranzo spazio a un’altra specialità nata qui: la pizza quadrata dall’impasto soffice ma croccante e dagli irresistibili bordi di formaggio caramellato, nata nel 1946 da Buddy’s Pizza in teglie di acciaio forgiato ispirate a quelle degli stabilimenti automobilistici.

Calata la sera, l’energia si sposta tra stadi, teatri e locali: si tifano i Detroit Lions al Ford Field, i Detroit Tigers al Comerica Park o i Detroit Pistons e i Detroit Red Wings alla Little Caesars Arena, e questa è l’unica città degli Stati Uniti con tutte e quattro le principali squadre professionistiche nel cuore di Downtown. Per chi preferisce il palcoscenico, lo storico Fox Theatre, inaugurato nel 1928, ospita ancora Broadway, concerti e comicità, mentre i club raccontano il legame profondo con il jazz. Il secondo giorno cambia ritmo lungo il fiume: il Detroit International RiverWalk si estende per oltre tre miglia, tra passeggiate, corse e giri in bici, con lo skyline cittadino e quello di Windsor, in Canada, sull’altra sponda. Poi Belle Isle, parco insulare di 982 acri tra Stati Uniti e Canada, con il Belle Isle Aquarium, l’Anna Scripps Whitcomb Conservatory e il Dossin Great Lakes Museum. Dietro tutto questo c’è Visit Detroit, fondata nel 1896 come primo ufficio convention e visitatori al mondo, oggi ente ufficiale per le contee di Wayne, Oakland e Macomb, con oltre 900 aziende associate.