Il 2025 ha consegnato alla musica elettronica un verdetto chiaro e per certi versi sorprendente: la radio dance globale non è più terreno esclusivo delle major. Il report annuale firmato Warm, basato su dati di ascolto provenienti da 201 stazioni in 38 paesi, racconta un ecosistema in profonda trasformazione, dove le etichette indipendenti hanno conquistato il 49% del mercato, quasi il doppio rispetto al 29% del 2024, mentre Sony, Warner e Universal perdono terreno su tutti i fronti. Non è un segnale debole: è una ristrutturazione strutturale. In cima alla classifica degli artisti per numero di play si conferma David Guetta, con oltre 64.000 passaggi radiofonici, seguito da Clementine Douglas e HUGEL. Il dj francese appare su quasi 1 brano ogni 8 nella Global Top 100, un dato che lo rende il nodo centrale di una rete di collaborazioni senza eguali. Eppure, al di là di questa singola eccellenza, il panorama è competitivo e frammentato: oltre la metà dei play della Top 20 si distribuisce tra gli otto nomi più ascoltati, segnale di un mercato senza monopoli reali.
La collaborazione, del resto, è diventata la grammatica del genere: il 76% dei brani in classifica vede più artisti coinvolti, con la formula del duo che resta la più gettonata al 46%. Non si tratta di una tendenza estetica ma di una logica industriale precisa, fatta di visibilità condivisa e accesso incrociato ai pubblici. Sul fronte geografico, Inghilterra e Stati Uniti insieme rappresentano il 43% delle presenze artistiche, confermando un asse transatlantico che continua a dettare legge nonostante la portata globale delle stazioni monitorate. Paesi come Brasile, Corea del Sud e India compaiono nel dataset ma restano marginali in termini di collaborazioni ricorrenti. Il nodo irrisolto rimane quello della rappresentanza di genere: le tracce a firma esclusivamente femminile sono scese dal 6% al 3%, mentre quelle maschili crescono dal 43% al 48%. Le artiste esistono nel circuito radiofonico dance principalmente attraverso le featuring, non come protagoniste autonome. Una dinamica che il report definisce strutturale e che il 2026 non sembra destinato a correggere facilmente.



