Debora Savasto è una dj, producer e performer italiana, attiva a livello internazionale con uno stile versatile che spazia dalla techno melodica alla tech house e afro house. Nata nel 1994, ha lavorato in tournée tra Dubai, Arabia Saudita, Spagna, Marocco e Italia, collaborando anche con artisti noti. È nota per i suoi set energici e per le sue produzioni inedite. Debora sarà presente anche mercoledì 18 marzo al JustMe e venerdì 20 marzo al 55 Milano per la serata “Deejay Woman On The Console Carpet” in occasione della presentazione dell’etichetta discografica solo per donne dj Venus Vibes, da un’idea di Kdope.
Il viaggio di Debora tra ritmi, culture e battaglie silenziose. C’è un momento, in certi incontri, in cui le parole smettono di essere semplici risposte e diventano confessioni. Con Debora Savasto, dj e producer milanese di adozione e anima nomade per vocazione, quel momento arriva quasi subito. Perché lei parla di musica come si parla di qualcosa senza cui non si riesce a stare in piedi. E lo fa con una franchezza che disarma, mescolando entusiasmo e lucidità, sogno e concretezza. “Il mondo delle donne dj ha sicuramente lati positivi ma anche molte difficoltà. Spesso noi donne dobbiamo dimostrare il doppio per essere prese davvero sul serio. C’è ancora chi pensa che siamo solo delle ‘bambole’ messe dietro una consolle per immagine, come se non sapessimo davvero suonare. In realtà non è così. Ci sono tante ragazze molto preparate, che studiano, lavorano e vivono la musica con grande passione. Io mi considero una di quelle: per me la musica è una cosa seria, e investo ogni giorno su me stessa per crescere sempre di più”.
È proprio da questa convinzione che nasce il format che ha lanciato dedicato alle donne dj. “Ho sempre creduto nella forza dell’unione tra donne. Quando ci sosteniamo e collaboriamo, nasce un’energia speciale che ci permette di esprimere il meglio. Nella musica, come in ogni ambito, fare squadra è essenziale: insieme possiamo crescere e trasformare la competizione in forza”. Un’idea che si traduce in serate, collaborazioni, una visione condivisa di cosa possa significare fare questo lavoro da donne, in un settore che fatica ancora ad accettarle come protagoniste assolute.
La sua storia personale è quella di chi non si è accontentata. Cinque anni fa ha cominciato quasi per gioco, spinta dall’amore viscerale per la musica. “Non riesco a stare ferma, sono iperattiva”, ammette ridendo. “Ho iniziato a fare corsi, mi sono trasferita a Dubai per un anno, e da lì ho cominciato a viaggiare davvero tanto”. Dopo Dubai sono arrivati Bangkok, Koh Samui, Phuket, poi Abu Dhabi. Poi ancora la produzione, i remix, le collaborazioni internazionali. “A Koh Samui ho girato dei video bellissimi all’Avatar Park, in 3D. È stato qualcosa di straordinario”.
Tra i progetti più attesi c’è un nuovo singolo, “Fly Away”, in uscita con l’etichetta grafica Semantic. Un brano che racconta anche la sua ricerca sonora più profonda: fondere la dimensione Afro con la musica Techno elettronica, dando vita a un ibrido che ancora non ha un nome ufficiale nei cataloghi di settore. “Sono andata a cercare su Beatport e non esiste ancora nessuna categoria Afro-Techno”, racconta con una punta di orgoglio. “È una delle mie missioni: unire più generi, portare dentro la parte etnica, quella più organica. Ho collaborato con una cantante, Efezino, che ha dato voce a questa canzone. Non vedo l’ora che usciate ad ascoltarla, perché ve la meritate davvero. È un brano molto bello”.
Il suo format, che ha chiamato Strings of Life, riflette questa stessa filosofia. “Fondamentalmente sono i fili della vita”, spiega. “Ci metto sempre dentro violini arabi, musica etnica, Afro molto organico, tutto in chiave Melodic Techno. Un mix tra Rbor e Argy, diciamo”. È un suono che racconta i posti che ha attraversato, le persone incontrate, le suggestioni accumulate in anni di vita in movimento.
Tra le esperienze che l’hanno segnata di più c’è un viaggio in Arabia Saudita, descritto come un vero e proprio esperimento sociale. “Sono andata a Riyadh una volta per dimostrare che le donne si stanno affacciando anche in quei contesti, perché lì nessuna donna va a suonare. Mi avevano chiamata per la prima volta. Sono rimasta quattro giorni, avrei dovuto restare un mese, ma me ne sono andata prima per diverse ragioni. È stata un’esperienza molto particolare”. In quel club c’erano solo uomini. Nessuna donna tra il pubblico, e lei l’unica a suonare. “Mi sono sentita un po’ ridicola, in un certo senso”, confessa. “Ma è la loro cultura, e va rispettata. Purtroppo lì le donne hanno i loro limiti, e questo mi dispiace molto”.
Quell’esperienza è diventata anche un racconto pubblico, affidato alle pagine di Novella 2000. Un modo per portare fuori dal circuito musicale una riflessione più ampia sul ruolo delle donne, sui confini reali che ancora esistono nel mondo, sulla musica come strumento di emancipazione silenziosa ma potente.
Quando si parla della scena attuale, Debora ha le idee chiare. “Oggi vedo molte più donne dj che uomini, davvero. C’è molta concorrenza tra di noi, tra tutte quelle che vogliono fare questo mestiere”. Ma la quantità, avverte, non basta. Quello che conta è la sostanza, la capacità di trasmettere qualcosa di autentico. “Non voglio essere solo la ragazza carina e appariscente. Voglio trasmettere tanto attraverso la musica. Voglio che le persone mi ascoltino per quello che riesco davvero a dare. Non ho ancora fatto niente, ho trentuno anni e ho ancora moltissimo da fare”. Una frase che suona come un manifesto.
Il futuro prossimo la vede in giro tra la Sardegna e Mumbai, con un tour estivo già in via di definizione e altre produzioni in cantiere. Oltre a “Fly Away”, sta lavorando su altri brani e non ha intenzione di fermarsi. “Non mi fermo mai. Ho scelto la musica perché mi dà tutto: energia, libertà e vita. Odio la monotonia, e ogni giorno voglio viverla appieno attraverso il mio lavoro. La musica è la mia vita”.



