“DJ House Healer” e ul dj è alchimista del suono

Può un dj guarire chi balla? Simona Sottini, che in consolle firma come dj Simo Shruthi, risponde di sì in “DJ House Healer”, uscito in versione italiana per VOVEO editore e nato da una conversazione con Riccardo Sada. Il punto di partenza è storico: la house è nata nei club underground di Chicago e New York come rito collettivo di libertà, e il suo battito in quattro quarti era già una porta d’accesso prima di essere un groove. Con un percorso che va dalla scena fashion underground di Londra ai locali di Milano, l’autrice chiede al dj di riprendersi quella funzione e lo descrive come uno sciamano urbano, erede di chi guidava le comunità tribali con ritmo, canto e stati alterati di percezione.

Sul fronte scientifico, il libro sostiene che i 120-125 bpm sincronizzino le onde cerebrali, stimolino il rilascio di dopamina e serotonina e inducano trance collettiva tramite entrainment neurale. I subbassi che risuonano nel corpo, i loop ipnotici che calmano l’amigdala e i ritmi condivisi che liberano ossitocina diventano strumenti terapeutici. Il percorso storico del suono come medicina parte da Pitagora e dal Nada Yoga e arriva alle ricerche di Fabien Maman sulle vibrazioni cellulari.

Cambia anche il modo di costruire un set, che non serve solo a caricare la sala ma a radicarla, aprirne il cuore e accompagnarla lungo un percorso sonoro consapevole. Un capitolo è dedicato all’etica del sound healer, cioè alla differenza tra servire il pubblico e servire il proprio ego, mentre la sezione OM Lounge passa alla pratica con campane tibetane, cerchi di tamburi sciamanici, cristalli, consapevolezza Kundalini e yoga dance. Per chi lavora dietro la console è una tesi netta, discutibile sul piano scientifico ma esplicita su responsabilità e intenzione.

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