ADE Pro, svolta music tech

Foto: Elske Nissen

Trent’anni dopo la prima edizione, l’Amsterdam Dance Event arriva all’appuntamento del 21-25 ottobre 2026 con una convinzione granitica: il domani della musica elettronica passa dal codice quanto dalle casse. La conferenza ADE Pro consolida la tecnologia applicata alla musica come pilastro strategico e si candida a tavolo negoziale globale dove artisti, professionisti, big dell’high tech, dirigenti delle piattaforme e capitali di rischio stabiliscono come vengano costruite e finanziate infrastrutture, algoritmi e proprietà digitale. Il percorso tecnologico si apre con una serie di tavole rotonde, tra cui spicca “AI Platforms Roundtable: Setting the Terms”, dedicata ai contratti che regolano l’intero ecosistema. Attorno allo stesso tavolo siedono Kakul Srivastava, CEO di Splice, Bina “B” Mistry, vicepresidente musica e commerciale di SoundCloud, Shari Reich, responsabile globale delle relazioni con gli sviluppatori audio e musicali di NVIDIA, Alexis Lanternier, numero uno di Deezer, Romain Becker, direttore operativo di Believe, e Constantin Koehncke, CEO di Image-Line, la casa di FL Studio.

Sul menu licenze, attribuzione, addestramento dei modelli e i nodi in cui gli interessi delle piattaforme entrano in rotta di collisione. A completare il confronto arriva Jeff Chang, direttore del product management di Google DeepMind, con “Models and Agents: The Future of Music Production in the AI Era”, sguardo orientato al prodotto sui flussi di lavoro agentici negli ambienti generativi. Nella lista dei protagonisti compare anche YouTube Music. Ma non è roba da soli dirigenti in giacca e cravatta, perché la scaletta mette i creatori-tecnologi al comando. In “Artists on AI: A No-BS Roundtable” pionieri come BT (Brian Transeau), l’artista multimediale Portrait XO e il duo italiano Mathame, con altri nomi in arrivo, discutono di paternità delle opere, lavoro in studio e distribuzione dei guadagni. “The Artist Founder – Building, Shipping, Touring” riunisce Matt Black (Mix Medium / Boot Up The Network), Josh Baker (Syntho / You&Me) e Nathan Duvall (SYNC IT) attorno a una domanda diretta: se potessi costruire l’industria che desideri davvero, cosa creeresti e cosa te lo impedisce oggi?

Chiude il filone “The Future of DIY Is Shaping Your Own Label with AI”, dove Tomas Luyke, responsabile marketing technology e innovazione di Nettwerk Music Group, mostra i workflow open source e le integrazioni di dati per rendere operativi i modelli linguistici su streaming e uscite in tempo reale. Spazio poi alla stanchezza da feed e al burnout creativo, con lo sguardo puntato sulle architetture nate per scardinare i monopoli della scoperta. In “If You Don’t Like It, You Build It” i fondatori Matt Waters (Unchained Music), Austin Robey (Subvert), Sofia Anglada (Pipeline / Jamen) e Suzy Ryoo raccontano modelli di distribuzione alternativi, decentralizzati e in mano agli artisti, pensati per frenare il consolidamento del settore. “Beyond the Feed – Taste, Trust, and Curated Communities” vede Bessie-Mae (SECTION.), Michail Stangl e Quentin “TinTin” Chambers (OpenLab) chiedersi se curatela umana, radio indipendenti e strumenti per piccole comunità possano reggersi economicamente come contromossa ai flussi automatici. “Rethinking Our Relationship with Social Media” affida invece a Marrøn, selector in rapida ascesa, ad ANNĒ (BLIND HARMONIES), ad Anastasios Diolatzis (Reworks) e a Emma Chambers (Acrylic Artists) il compito di mettere in dubbio la sostenibilità di una produzione infinita di contenuti per chi sogna una carriera lunga. Non manca il capitolo del denaro. Le sessioni sugli investimenti puntano su venture capital, finanza alternativa e accelerazione: “Who Funds The Future: Capital On Different Terms” con Rich Britton di Rare Ventures, Ben Wynter e William Morgan di Restless Egg, e “Music Industry As Investor” con gli artisti-imprenditori Tinie Tempah e Sam Feldt, per capire dove stiano affluendo i capitali della nuova ondata. A coronare il programma ADE Startups ci sarà The Chorus, vetrina della classe 2026: otto realtà selezionate tra centinaia di candidature globali, ovvero nowon AG, Exibeat, zig~zag, EventSynth, Groovian Ltd., AIDAR GmbH, Sonura e Smash, che dopo 12 settimane di mentorship esclusiva sveleranno le proprie tecnologie a investitori, partner e stampa internazionale. Dal 1996 al 2026 la kermesse olandese è diventata il vivaio più influente della scena, costruendo l’impalcatura che ha permesso a un genere di essere riconosciuto nel mondo come forma d’arte e come florido business, oggi un’industria immensa. Altre iniziative speciali per i 30 anni verranno svelate nei prossimi mesi, mentre il programma completo e il pass dedicato sono disponibili sul sito ufficiale. Dietro il progetto c’è l’Amsterdam Dance Event Foundation, organizzazione senza scopo di lucro, nata da un’iniziativa di Buma, che coltiva cultura elettronica, mercato e talenti di domani. Il più grande e influente festival-conferenza al mondo per club e musica elettronica conta oltre 3.600 artisti, più di 1.300 eventi e oltre 300 locali nell’arco di cinque giorni, con un ricco programma di conferenze e di arte e cultura.
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Trent’anni di ADE e la musica elettronica si rimette in gioco: dal 21 al 25 ottobre Amsterdam ospita Google DeepMind, NVIDIA, SoundCloud, Splice, BT, Mathame e otto startup da tenere d’occhio. Si parla di AI, licenze, diritti e futuro dell’industria, con gli artisti al comando. #ADE2026 #ADEPro #MusicTech #AmsterdamDanceEvent #MusicaElettronica Ne abbiamo parlato su @mixmagit.com.