Il krautrock è oggi considerato una delle esperienze musicali più radicali e innovative del Novecento, e la sua eredità continua a influenzare musicisti di ogni generazione: dai sintetizzatori dei Kraftwerk al motorik dei Neu!, dalla forza visionaria dei Can alle esplorazioni cosmiche dei Tangerine Dream, il lascito di quella scena attraversa ancora oggi la produzione elettronica, la ricerca sonora e la cultura del club. Ma da dove nasce davvero quella straordinaria rivoluzione?
A rispondere è un nuovo saggio pubblicato da Vololibero Edizioni, che ricostruisce il quadro storico, culturale e politico in cui, tra il 1968 e il 1976, prese forma una musica radicalmente nuova in una Germania Ovest ancora impegnata a fare i conti con il peso del proprio passato. In quegli anni la sperimentazione sonora divenne lo spazio in cui un’intera generazione provò a ridefinire la propria identità, il rapporto con la tecnologia e le nuove forme di spiritualità. Il krautrock, dunque, non fu soltanto un’avanguardia musicale, ma il tentativo di immaginare un linguaggio inedito per reinventare la Germania del dopoguerra, e da quella ricerca nacque una delle più sorprendenti rivoluzioni musicali del secolo scorso.
L’autore, Federico Morganti, classe 1984, ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia e si occupa di storia delle idee e storia culturale. Scrive di musica, libri e cultura per riviste online e collabora con “Il Foglio”. Tra le sue pubblicazioni figurano “Psicologia animale ed evoluzione nel secolo di Darwin” (ETS, 2015) e, in veste di curatore insieme a Elena Gagliasso e Alessandra Passariello, “Percorsi evolutivi. Lezioni di Filosofia della biologia” (FrancoAngeli, 2016). Da sempre appassionato di musica, in questo nuovo lavoro unisce la ricerca storica all’interesse per il rapporto tra suono, immaginario e trasformazioni sociali, offrendo una lettura che interessa tanto agli appassionati di musica elettronica quanto a chi vuole comprendere le radici culturali di un suono ancora attualissimo.



