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Dj e producer. Come sopravvivere con lo streaming e allo streaming?

pierangelo mauri

La pandemia da Coronavirus ha costretto tutti a ribaltare i propri stili di vita e i propri modelli di business. Una delle categorie più travolte dal lockdown è stata senza dubbio quella dei dj e dei produttori musicali: per capire che cosa fare e che non fare in questo periodo che si spera finisca presto, ecco un parere competente come pochi, quello di Pierangelo Mauri (nella foto), Editore Musicale Italiano presidente della società milanese Dipiù Music, che cura le edizioni musicali di Cristian Marchi, Enrico Sangiuliano, Dj Ross, Flashmob, Franco Moiraghi,  Gaia, Gigi D’Agostino, LA Vision, Leandro Da Silva, Marco Sissa, Marnik, Max Zotti, Meduza, Paolo Ortelli e SDJM.

I dj e gli artisti in generale che cosa possono inventarsi o aver imparato in questa fase di lockdown?
“In generale tutti i dj si sono dati ai set in streaming, più per mantenere viva la propria fan base ma senza una precisa strategia economica e con una qualità sonora che molto spesso lascia a desiderare. Penso che in questa fase i dj e i produttori musicali dovrebbe dedicarsi a lavorare meglio sui social, in modo da avere una community più ampia quando torneranno le serate. Nel frattempo ne potrebbero approfittare per dare vita a playlist di qualità, crearsi una cultura vera e propria, fare ricerca e selezione musicale come si deve”.

Meglio andare in diretta su Facebook, su YouTube o su Twich?
“Non conosco a sufficienza Twitch per esprimermi in maniera adeguata in merito. Youtube resta l’opzione migliore: è nato per trasmettere immagini e musica e paga, non tantissimo ma paga. Facebook è nato come social network, ha altre funzioni; non a caso alcuni live si bloccano di continuo e non producono introiti alle case discografiche e di conseguenza agli artisti. Per quanto riguarda la trasmissione della musica in quanto tale, invece, il meglio resta Spotify, rispetto a Deezer e iTunes”.

Con quali numeri di views o con quali numeri in assoluto si inizia a monetizzare sul serio, o comunque qualcosa?
“Spotify riconosce alle case discografiche 3 millesimi a streaming, giusto per dare un’idea di massima, senza distinguere troppo tra account free e a a pagamento e facendo una media tra le diverse valute in gioco (dollaro, euro, sterline). Per quanto riguarda YouTube impossibile fare una media precisa tra pubblicità e costo contatto; i big spender investono sui video che si pensa possano fare contatti in un tempo molto ristretto. Il nostro gruppo brasiliano Harmonia Do Samba ha incassato quasi 900 euro in 35 minuti di diretta con oltre 6 milioni e mezzo di views: in compenso sono stati raccolti 350mila euro per la Protezione Civile locale. Quindi gli introiti arrivano quando si fanno milioni e milioni di views, anche grazie ai dj che fanno i set mixati con le loro hit; al netto dei loro accordi soggettivi con le proprie case discografiche, si porta a casa il 25% di quello che si incassa”.

Che cosa si potrà imparare da questa fase di stop prolungato?
“Bella domanda… Questa situazione azzererà o comunque diminuirà le aspettative di tantissimi che avevano appena iniziato il proprio percorso musicale, inutile negarlo. Non resta che sfruttare questo periodo di impasse per produrre nuova musica, farsi venire nuove idee, magari nascerà qualcosa di nuovo e la dance italiana tornerà ad essere protagonista nel mondo come era negli anni passati, penso in particolare agli anni ottanta e novanta, quando brani di artisti come Black Box, Robert Miles e Eiffel 65 arrivano i vertici delle classifiche mondiali di vendita”.

www.reshaperecords.com

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